Giovani e lavoro – Luigi Zambon

Luigi Zambon, classe 1963, ha avuto il coraggio di ripartire da zero a novembre dello scorso anno aprendo un negozio artigianale di camicie a Marano Vicentino, “Artigianacamicia”. È sposato con Cecilia da 24 anni e ha due figlie, Anna, di 21 anni, attualmente alla ricerca di lavoro, e Silvia, di 17 anni, studentessa al Liceo linguistico.20140411_172831

Che esperienze lavorative ha avuto prima di aprire Artigianacamicia?

Ho fatto tante cose diverse. Ho iniziato a lavorare a 14 anni imparando il mestiere dell’imbianchino. Dopo 6 anni sono entrato in una fabbrica del settore tessile. Nel 2000 ho iniziato a lavorare in un’industria che produceva camicie, ma nel 2007 ci siamo trovati a casa, senza preavviso. Nel 2008 l’azienda è ripartita con altri titolari e con un numero molto ridotto di personale. Qui ho lavorato fino a febbraio dello scorso anno, quando la camiceria ha chiuso definitivamente.

Com’è stata ripartire da zero?

Cercare lavoro all’età di 50 anni – anche se mi sento giovane, di animo – non è stato semplice. Ma dalla situazione in cui mi trovavo dovevo per forza uscire. Mi si prospettavano sei mesi di cassa integrazione e tre anni di mobilità… Una prospettiva non proprio allettante. Quindi ho preso la decisione di rimettermi in gioco, aprendo a fine novembre questo negozio di camicie. Ecco quello che ho elaborato assieme a mia figlia per presentarmi al momento dell’apertura:

Artigianacamicia è un’idea nata dal frutto dell’esperienza del suo ideatore che, dopo molteplici anni nel campo, si è dovuto reinventare.

Siamo fieri di proporre un prodotto esclusivamente e totalmente Made in Italy, sicuramente non senza qualche impegno in più, ma teniamo molto che il nostro prodotto venga controllato da noi durante tutte le fasi di lavorazione.

Che cosa ha significato aprire un’attività in un periodo di crisi?

Il momento non è dei migliori, è vero, ma dobbiamo credere in noi e in quello che facciamo, credere in un futuro un po’ migliore.

Come sta andando?

La situazione è dura, ma bisogna sempre andare avanti. Smettiamo di farci abbattere da tutti gli ostacoli che ogni giorno si presentano e aggrappiamoci alle cose positive della vita. In questo momento forse ci manca la positività, la voglia di metterci in gioco. È anche vero che i media in questo periodo di positività ce ne passano davvero poca…

Come vede la situazione attuale, il problema della disoccupazione? Ci sono spiragli secondo lei?

La disoccupazione sta facendo strage di giovani e meno giovani, ma crediamoci, dobbiamo essere più positivi. Nonostante il periodo buio penso che un barlume di speranza ci sia per tutti, magari non subito e secondo le pretese di ognuno di noi, ma adattandosi qualcosa può succedere.

Cosa consiglia a un giovane?

I giovani devono reagire e tirare fuori le unghie, si possono fare diversi lavori occasionali, tutto serve. Il lavoro passa, ma l’esperienza resta.

Progetti per il futuro?

I progetti sono tanti, per esempio mi piacerebbe intraprendere delle collaborazioni con delle realtà diverse dalle mie. Ma vorrei soprattutto che le istituzioni, gli enti e gli imprenditori più grandi facessero il loro dovere affinché si venissero a creare delle prospettive migliori per i nostri figli, sia a livello di crescita personale e istruzione, sia a livello lavorativo.

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