Giovani e lavoro – Giovanni Schiavon

Giovanni Schiavon ha 37 anni e dal 1998 collabora con il padre, Adriano, nella sua azienda di serramenti.

“Vendiamo e installiamo serramenti, oltre a offrire tutta l’assistenza di cui il cliente ha bisogno. Ci riteniamo ancora quella piccola realtà artigianale sotto casa che segue il cliente da vicino, che svolge più la funzione di consulente che di commerciale”.

Quando hai iniziato a lavorare?GIovanni (2)

In pratica ho sempre lavorato in vita mia. Questa è stata la mia grande fortuna. Finita la quarta media (nel senso che ho ripetuto due volte la terza…), c’era già pronta un’offerta in una ditta metalmeccanica. Erano tempi in cui nessuno faceva fatica a trovare lavoro. Mi rendo conto ora, in questa situazione, di quanto sia un privilegio non sapere cosa significhi stare a casa. Anche mentre studiavo, lavoravo. Dopo il primo anno di lavoro, infatti, mi sono iscritto alle serali al San Gaetano di Thiene, continuando a lavorare. Terminate le serali ho cambiato azienda, sono andato in un’industria meccanica per un anno e mezzo, e poi sono approdato da mio padre, che all’epoca era solo e aveva bisogno di un aiuto.

Hai sempre voluto lavorare con tuo padre?

No, da bambino volevo fare il falegname, oppure il disegnatore meccanico. Uno dei miei punti di riferimento era Pinin Farina. Il lavoro che svolgo ora è molto più “pratico”, però cerco di mantenere vive le mie passioni nel tempo libero, oppure di farle entrare nel mio lavoro. Mi piacerebbe, per esempio, portare più “design” all’interno dell’azienda, magari proponendo prodotti più ricercati anche se difficilmente vendibili.

Come vedi la situazione dei giovani, a Marano ma anche in Italia in generale?

È una situazione critica, inutile nasconderlo, conosco tante persone che sono a casa, pur cercando lavoro assiduamente. Il problema non riguarda solo loro, anche le aziende che avrebbero intenzione di assumere personale si trovano in una condizione tale che non lo possono fare.

Come vedi il futuro?

Secondo me finirà che ognuno avrà la sua partita IVA, come gli artigiani. Ci sarà meno sicurezza, però potrebbe essere che questa minor sicurezza permetta di scegliere di fare il mestiere per cui si è più portati. Questo almeno è il mio auspicio.

La crisi del lavoro si riflette anche sulle famiglie.

Io sono sposato e ho due figli, una bambina di 10 anni e un bambino di 4. Non è facile però coniugare i tempi del lavoro con la famiglia. Un artigiano non ha orari fissi, e non è vero che si può prendere ore libere quando vuole. Sia io, che mio padre e mio fratello, lavoriamo sempre. Ci sono questi due estremi, che vanno a incidere negativamente sulla famiglia: chi lavora troppo e non trova il tempo necessario, e chi non trova lavoro e non ha i mezzi per mantenerla.

Consigli per chi sta cercando lavoro?

Spaziare, girare, cercare di non restare fermi. Visitare altre realtà, immagazzinare informazioni, che torneranno utili quando arriverà il momento giusto.

Risolverebbe molti problemi se l’Italia investisse e puntasse di più sull’agricoltura. Lì le risorse sarebbero moltissime.

 

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