GIOVANI E LAVORO – SIMONE CAZZOLA

Figlio d’arte, Simone Cazzola, 35 anni, lavora nel panificio di famiglia, “Panificio Cazzola Franco”, inaugurato nel lontano 1951 su iniziativa del nonno Domenico.

“Mio padre, Franco, è diventato titolare nel ’78, l’anno in cui sono nato io. Dal 2000 collaboro in maniera stabile con lui. Prima ho comunque sempre dato una mano. Sono cresciuto accanto alsimone forno, in pratica. Da piccolo era il mio parco giochi. Se di notte io e mio fratello ci mettevamo a piangere, per calmarci nostra madre ci portava di sotto, in laboratorio. Per dire che sono cresciuto in simbiosi con quell’ambiente…”.

Che studi hai fatto?

Da più giovane non avevo le idee chiare. Non ho frequentato l’alberghiero, mi sono iscritto all’IPC di Schio, indirizzo contabile. A pensarci ora, quel percorso di studi mi è tornato utile anche nel lavoro che svolgo… In fondo ci sono da fare dei calcoli anche per preparare gli impasti… Mi è capitato di avere degli apprendisti, qui da noi, che non sapevano fare i calcoli, e il risultato non era ottimo…

Chi lavora nel panificio con te?

Io, mio padre e un altro ragazzo della mia età, che ha insegnato qualche anno all’alberghiero di Tonezza, siamo in laboratorio. Mia madre, invece, è nel negozio assieme a una ragazza di 23 anni.

Hai avuto la fortuna di iniziare a lavorare subito.

Ho sempre lavorato, in realtà, sia durante le vacanze estive che in altri momenti, facendo part-time. Nel 2000 ho iniziato full-time. Non ho mai pensato di lavorare altrove, questo è un lavoro che mi piace e mi dà molte soddisfazioni. Mio padre ci permette di sperimentare, è lui il primo a voler sempre fare cose nuove.

La crisi si è sentita?

Certo, la gente spende meno. Anche se il pane è un bene primario, sono cambiate molte cose. Per esempio, una volta si compravano grosse quantità e poi magari si buttava via il pane che avanzava, mentre oggi si tende a comprare le dosi giuste, oppure si mettono nel congelatore gli avanzi.

Antidoti alla crisi?

Bisogna avere fede, non demoralizzarsi. Soprattutto non chiudersi e accettare anche lavori che non sono proprio quelli più adatti, in attesa che la situazione migliori. Bisogna muoversi. Il movimento crea lavoro per tutti.

Su cosa puntate voi?

Siamo un forno artigianale, puntiamo sulla qualità, sia dei materiali che delle tecniche. Niente semilavorati, per intenderci…

Progetti per il futuro?

Sicuramente continuare la collaborazione con Panis Marano, che ha portato molto movimento nel nostro settore. Se n’è parlato tanto e la gente ha apprezzato. Abbiamo avuto anche la possibilità di far vedere il forno a tante persone durante la prima edizione.

Tra maggio e giugno, inoltre, partiranno i lavori per ingrandire e rinnovare completamente il negozio. Era arrivato il momento di dare una ventata di novità.

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